Il primo tipo di pessimismo in Giacomo Leopardi è strettamente legato alla sua biografia, alla famiglia e alle origini. Questo viene definito pessimismo individuale: è una visione del mondo che nasce da esperienze personali e dalla sua condizione di isolamento culturale e fisico a Recanati.
Successivamente, Leopardi sviluppa il pessimismo storico. In questa fase, egli osserva come l'uomo stia perdendo il contatto con la natura. Tale distacco non è dovuto a un cambiamento reale nella natura, ma alla crescente consapevolezza della precarietà e fragilità della condizione umana. Col tempo, infatti, l’uomo ha smarrito la percezione autentica delle proprie caratteristiche fondamentali.
In questa fase, la natura viene ancora vista in modo positivo: come qualcosa di sano, che aiuta l’uomo a usare l’immaginazione, rendendo la sopravvivenza più sopportabile. È un elemento benefico, che, pur nella sua indifferenza, contribuisce a un’illusione vitale.
In una fase successiva, Leopardi entra nel pessimismo cosmico, una visione totalizzante e definitiva dell’esistenza.
Qui la natura cambia volto: diventa negativa, appare indifferente e crudele, quasi come se traesse piacere nel vedere soffrire l’uomo. Il senso di infelicità diventa totale e irreversibile, come si evince, ad esempio, dalla poesia A Silvia.
Negli ultimi anni, e in particolare nell’ultimo componimento La ginestra, Leopardi presenta una forma di pessimismo eroico o morale. In questa poesia egli esorta gli uomini, pur consapevoli della loro condizione tragica, ad aiutarsi reciprocamente.
La ginestra, pur sapendo del destino infausto che l’attende, cresce e fiorisce sul Vesuvio, simbolo della forza distruttiva della natura. È quindi un barlume di speranza che illumina la fine della riflessione leopardiana, offrendo un messaggio di solidarietà umana contro l’indifferenza del cosmo.
⚠️ Questi concetti teorici sono stati elaborati dagli studiosi dopo la morte di Leopardi.
Il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico coincide con un cambiamento nella produzione letteraria di Leopardi. In questa fase, egli perde interesse per la poesia lirica e si dedica alla stesura di testi in prosa.
Un esempio emblematico di questa transizione è il Dialogo della Natura e di un Islandese, in cui un uomo dialoga con la natura, che si mostra completamente disinteressata al destino umano.